Gramsci contro Gramsci

Media di regime, si soleva dire. E non era un caso, poiché i media, più o meno indirettamente, hanno sempre subito l’influenza dei governi di turno.

Quel che sta accadendo oggi in Italia fornisce invece la constatazione di un cambiamento epocale: non è più la leadership politica, perennemente osteggiata da giornali e televisioni, a guidare l’opinione pubblica, bensì i mercati, quell’insieme di enti sovranazionali che, da qualche anno a questa parte, influenzano l’economia, ma soprattutto l’anima dei paesi.

Sono i grandi istituti finanziari d’affari a dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sono le multinazionali a custodire il dogma nasci-consuma-crepa. È la cultura liberal-progressista a servire, anche inconsapevolmente, questi scultori dell’homo oeconomicus, ponendosi di fatto come sovrastruttura della società liquida ben spiegata da Baumann.

È così che si crea l’egemonia culturale, un’arma micidiale, la cui importanza venne riconosciuta da Gramsci, capace di annientare anche un’egemonia politica. È questa la grande sfida epocale: non solo respingere le navi, ma ricreare un’egemonia.

Ora o mai più, perché in quella costruita negli anni dalla sinistra liberal si stanno aprendo ora crepe di un certo spessore. Questo perché, con una perdita di spiritualità, con la ricerca di concetti immediati che coprano almeno apparentemente queste falle spirituali, mostrando una falsa purezza, e con la spocchia di chi non è più capace di leggere la realtà, la sinistra ha rinnegato Gramsci e se stessa, dimenticando totalmente le battaglie in favore della classe operaia.

 

Lorenzo De Bernardi

in: Italia/Mondo
02 luglio 2018