I social network e il corto circuito dei loro creatori

Per anni ci hanno raccontato che Facebook o Twitter erano la nuova frontiera della libertà, della democrazia, il mezzo con cui creare una nuova coscienza sociale.

Poi improvvisamente sono diventati il male assoluto.

Tralasciamo il discorso delle baggianate fatte bere a ingenui, creduloni o leoni da tastiera, i video e i contenuti deprecabili, focalizziamoci su un diverso discorso.

Prima la Brexit, poi Trump, poi i successi dei movimenti identitari e sovranisti europei.

In ogni elezione i social media hanno giocato un ruolo decisivo; spesso portando alla vittoria di figure e partiti tanto cari alle cause della Sovranità, dell'Identità. Insomma, antimondialisti.

Per quale motivo? Semplice; perché sui social l'uomo qualunque può esprimere un'opinione e se si somma ad altre centinaia di opinioni e informazioni indipendenti, i risultati sono tutt'altro che in linea con il pensiero Liberal e Progressista.

Su Menlo Park si abbatte dunque un problema: anche l'uomo normale ha un'opinione, si informa, diffonde notizie, ha una coscienza sociale, vota e spesso non vota in base a quello che il Potere gli dice. Perché l'uomo normale, della provincia, vive in una realtà vera, non in un mondo utopico dove Globalizzazione fa rima con Benessere.

Come risolvere? Manipolando e filtrando le informazioni, esattamente come accade coi media tradizionali, magari utilizzando il pretesto della lotta alle fake news.

Ma chi decide se una notizia deve essere definita “fake”?

I social dovrebbero essere forse quel luogo in cui una élite radical chic esprime pensieri, ragionamenti, mentre il “popolino” deve limitarsi a condividere gattini e foto delle vacanze lasciando a un ristretto gruppo illuminato di decidere come pensare, cosa pensare e come consumare?

Ebbene signori di Menlo Park, anche i “The Deplorables” (cit. Hillary Clinton) sanno pensare e prendere in mano il proprio destino.

Davide Corsini
in: Italia/Mondo
30 Novembre 2017