Presepe politico. Quando i fatti diventano propaganda

Ormai siamo giunti a Natale e come ogni anno si fa politica intorno al Presepe. Quest'anno sembra che una fetta di Clero e di laici, abbia iniziato una crociata contro il Governo, Salvini e il Decreto Sicurezza, scomodando Nostro Signore. Recite di Natale dove “Gesù” diventa “Perù”, “Bambino Gesù” diventa “Bambino laggiù”, “Bella Ciao” divenuta improvvisamente canzone natalizia al pari di “Tu scendi dalle stelle”. Tutto questo con una sponda inattesa: quella di alcuni sacerdoti che parrebbe, siano anche arrivati a voler cancellare la Messa di Natale come atto di protesta politica. Tutto fa brodo pur di dare contro al nemico populista. Anche ribaltare i fatti del Vangelo, descrivendo la Sacra Famiglia come una famiglia di profughi, pur di dare forza alla tesi dell'accoglienza per non si sa bene quali ragioni. Di fronte a questo scollamento dalla realtà e dalla Cultura che pare abbia influenzato alcuni parroci, catechisti e insegnanti, ci si pone alcuni interrogativi: come stanno le cose? Come si potrebbe obiettare a queste posizioni? Innanzitutto c'è un elemento che viene raccontato nei Vangeli e che smonterebbe fin dall'inizio la retorica mondialista: perché Giuseppe e Maria sono andati a Betlemme. Si legge che i due sono andati a Betlemme per il censimento; questo quindi fa capire che Giuseppe era cittadino regolarmente registrato e non un profugo. Oltretutto fedele rispettoso della Legge Imperiale. Di più, dal punto di vista storico era solitamente solo l'uomo che si recava nella propria città per il censimento. Dunque Maria, incinta, decise di recarsi con lui di sua volontà e non perché costretta a fuggire dalla miseria o dalla guerra. Come tutti sappiamo, mentre si trovavano a Betlemme, a Maria vengono le doglie e la coppia dovette cercare rifugio. Bussarono ad una locanda che però non aveva posto; così venne indicata loro una stalla (o una grotta adibita a stalla). Questo passaggio di solito è quello che più di altri verrebbe utilizzato per assecondare la retorica della “società aperta e accogliente”. Giuseppe però non insultò il proprietario della locanda pretendendo di trovargli un posto. Così come il proprietario della locanda non lo cacciò in malo modo ma gli indicò un luogo vicino, sicuro, caldo, dove potevano stare comodi. A differenza di una locanda di passaggio dove probabilmente gli avventori non erano anime pie. Sarebbe il caso quindi, che si smettesse di utilizzare il presepe come arma di propaganda politica o peggio ancora, usarlo come mezzo di delegittimazione nei confronti di un politico. Quando non si arriva al punto di cancellare il presepe in nome di una “fratellanza interculturale” voluta da persone annebbiate più dall'ideologia che dal sentimento di inclusione; tant'è che anche la Lega Musulmana del Veneto si è spesa a favore di questa nostra tradizione. Forse alcuni ambienti ecclesiali dovrebbero lasciare l'ideologia fuori dalla grotta di Betlemme e smettere di coinvolgere Gesù bambino in battaglie politiche; tanto solo lui può decidere chi può essere nel giusto e chi no.   Davide Corsini
in: Italia/Mondo
17 Dicembre 2018