Per salvare il mondo dall’inquinamento pensiamo prima al nostro territorio

Un cartellone con una scritta in inglese oppure in italiano, meglio se in rima. Qualche pitturata di verde o rosso sulla faccia e sulle mani, uno slogan da urlare in faccia ai giornalisti o alla polizia e ovviamente uno smartphone con cui condividere sui social le foto della manifestazione.

Ecco gli ingredienti perfetti messi in campo dagli studenti di tutto il mondo, scesi in piazza per “salvare” il nostro pianeta dal surriscaldamento globale.

Spronati dall’esempio di Greta Thunberg, l'attivista adolescente svedese che da tempo manifesta solitaria sotto il parlamento svedese per “scuotere le coscienze” dei governanti.

Le questioni da affrontare sono due: la bontà della battaglia e il nostro impegno.

Facciamo però un piccolo inciso: candidare addirittura al Nobel questa sedicenne svedese affetta da autismo che ha evidenti problemi di affettività, emozionali, oltre che clinici, usata come manichino ideologico da parte di adulti senza scrupoli, è a dir poco triste.

Tornando al discorso. Prima questione: la bontà della battaglia.

Protestare contro il riscaldamento globale è come voler protestare contro le nuvole quando vogliamo il sole. Senza volerci ergere a profondi conoscitori del clima, leggendo opinioni diverse di accademici e giornalisti, unite al buon senso, constatiamo che il clima della Terra è profondamente mutato nei millenni della storia umana; i cicli di caldo e freddo si alternano e sono dovuti a fattori che arrivano addirittura dal Sole, sul quale, oggettivamente, non possiamo influire.

Sebbene vi siano scienziati che spieghino quanto l’attività umana possa incidere sul clima terrestre, ve ne sono altrettanti che invece teorizzano il contrario, ovvero l’impossibilità da parte del genere umano di incidere profondamente sul nostro pianeta, se non in maniera localizzata geograficamente e storicamente.

Le attività antropiche causano sicuramente locali mutazioni di clima, temperatura e condizioni metereologiche. Ne è un esempio il prosciugamento del mar d’Aral, tra Uzbekistan e Kazakistan, causato dalla deviazione dei due affluenti negli anni 70, che ha portato un cambio di clima in quelle regioni desolate, ma, anche molto più vicino a noi, lo smog in Pianura Padana che porta nebbia e quella fastidiosa pioggerellina che ben conosciamo.

Vi sono poi condizioni inquinanti causate da rifiuti abbandonati ed emissioni di gas e sostanze nocive. La Terra dei Fuochi è li a testimoniarcelo, così come lo testimoniano le microplastiche che finiscono nei pesci che cuciniamo.

Forse più che colpevolizzarci e fustigarci quali colpevoli del riscaldamento globale, dovremmo porre l’attenzione sull’ecologia e sulla cura dell’ambiente, per evitare, in primis, danni a noi stessi (vedi malattie respiratorie, tumori causati da sostanze che ingeriamo ecc).

La seconda: l’impegno civico di ognuno di noi.

Tendenzialmente le grandi manifestazioni non sono sbagliate, ma dovrebbero portare con sé una presa di coscienza e di consapevolezza sull’argomento tale da indurre dei cambiamenti nelle abitudini della popolazione. Peccato però che sulla raccolta differenziata, ad esempio, ci sia ancora molto da fare, così come c’è molto da fare sull’impegno a tener pulite le nostre città, i nostri boschi, le nostre strade, i nostri fiumi. Per non parlare poi della plastica, il cui abuso sta creando enormi problemi di inquinamento oltre che di smaltimento.

L’impegno di associazioni, volontari e amministrazioni comunali che organizzano giornate ecologiche o giornate del riuso è lodevole, peccato che sia in mano per lo più ad adulti e anziani. Adolescenti e giovani sono totalmente assenti in queste iniziative, oltre che privi di sensibilità nel non inquinare e nel non sprecare.

Se tutti gli studenti che hanno manifestato in piazza venerdì scorso dedicassero qualche ora al mese a tenere pulito il territorio dove vivono, certamente non vedremmo più così tanti rifiuti ai lati delle nostre strade. Questa non vuole essere una predica, ma una semplice constatazione.

In conclusione, al di là dei soliti slogan retorici, occupiamoci veramente della nostra terra, mettendo in atto comportamenti seri e rispettosi dell’ambiente che ci circonda, senza sporcare o inquinare, tenendo pulito il più possibile, in modo da realizzare un reale equilibrio tra noi e la natura che ci circonda.

Pensare alla cura dell’ambiente vuol dire pensare anche a noi stessi e alla nostra salute.

Questa deve essere la visione finale: una simbiosi tra uomo e natura. Chi sbraita di ambientalismo estremo mette la natura davanti all’uomo, rappresentando l’altra faccia della medaglia di chi, inquinando, mette l’uomo davanti alla natura.

Leslie G. Mulas

Sindaco di Besano

in: Italia/Mondo
18 Marzo 2019