Bannon e le radici di “The Movement”

In questi giorni si è fatto un gran parlare di Steve Bannon e del suo progetto chiamato “The Movement”; una sorta di fondazione dentro la quale riunire tutti i movimenti sovranisti europei.

Per chi fosse a digiuno, Steve Bannon era lo stratega di Donald Trump. In pratica colui che consigliava l’attuale Presidente USA sia durante la campagna elettorale, sia durante i primi tempi alla Casa Bianca, fino all’agosto 2017.

Bannon è stato direttore della testata ultra-conservatrice Breitbart e per questo motivo dipinto come una delle colonne portanti della famosa Alt Right americana (la destra identitaria degli USA, per intenderci) che ha dato ampio sostegno a Trump durante la sua campagna elettorale.

E allora per quale motivo un americano che è stato nella cerchia di Trump, si interesserebbe delle sorti politiche del Vecchio Continente?

Cercando di tralasciare ragionamenti criptopolitici o semplicistici come le posizioni di alcuni ambienti che vorrebbero vedere in questa strategia una sorta di aumento dell’influenza USA sull’Europa; cerchiamo di presentare la questione nel modo più lineare e chiaro.

Partiamo dall’inizio.

Donald Trump vince le elezioni e pone fine a decenni di globalismo americano; subito si capisce che oltre alla dirompenza del candidato Repubblicano, dietro c’è una strategia ben definita capeggiata da un uomo che a vederlo non si darebbero due lire: Steve Bannon.

Un uomo che ci racconta di una rivoluzione che sarà di portata mondiale e che spazzerà via sia il Globalismo, sia il “Sistema Soros” e che inizia ad accennare a un’onda che darà vigore anche a tutti quei movimenti anti élite in Europa di cui la Brexit è stata solo l’inizio.

Il secondo tassello di questo puzzle lo abbiamo visto nei primi mesi del 2018, quando Marion Maréchal-Le Pen ha parlato alla Conservative Political Action Conference (la prima volta per una esponente del fu Front National); dove ha ribadito i sentimenti dell’Identità e della Sovranità che devono unire i rispettivi movimenti.

Altro tassello è il risultato alle Politiche in Italia della Lega di Salvini e del Movimento 5 stelle che hanno dato vita al primo governo apertamente eurocritico del Continente, tanto che la notizia ha infiammato gli animi anche oltreoceano.

Successivamente Marine Le Pen ha invitato Steve Bannon alla fondazione del suo nuovo soggetto politico, il Rassemblement National.

Facendo un salto temporale, arriviamo a pochi giorni fa.

Sulla stampa si leggono notizie dell’incontro tra Bannon e Salvini a Roma, durante il quale l’ex stratega di Trump avrebbe parlato dell’Italia come fulcro di quella rivoluzione sovranista che sta attraversando il mondo.

Conoscendo la genesi precedente e vedendo anche il più recente risultato dei Democratici Svedesi in un Paese che ha visto i Socialdemocratici governare per un secolo, si può capire bene da dove nasca questa idea di radunare sotto un unico tetto i movimenti sovranisti e identitari europei da contrapporre al sistema globalista e mondialista. Una sorta di fondazione anti Soros, come è stata soprannominata.

The Movement” quindi dovrebbe essere una realtà che potrebbe già essere attiva a ridosso delle elezioni europee per dare supporto a quei partiti e movimenti sovranisti che stanno dilagando in Europa, andando a reperire fondi e studiando strategie per affermarsi alle prossime elezioni di maggio e influenzare la politica di Bruxelles, puntando sul fatto che al prossimo giro probabilmente sarà difficile che PPE e PSE possano ottenere risultati strabilianti; soprattutto per quanto riguarderebbe il PSE e quindi, forse, costringere il PPE a stringere un’alleanza con il “mega gruppo sovranista” che potrebbe uscire dalle urne.

Questa teoria potrebbe trovare altro supporto con la fresca condanna dell’Ungheria da parte di Strasburgo che ha visto sostanzialmente la sinistra europea votare per le sanzioni e il PPE dividersi tra favorevoli e contrari. Cosa che potrebbe indurre Orban a optare per un’entrata nella grande casa sovranista in vista delle elezioni di maggio.

Ma sono supposizioni; sappiamo bene che in otto mesi può succedere di tutto; intanto teniamo gli occhi sul movimento che si sta registrando in questo ambiente perché se darà frutto potrebbe essere interessante.

 

Davide Corsini

in: Italia/Mondo
12 settembre 2018