Il dito medio contro il globalismo: Trump!

Diciamocela tutta, nessuno ci avrebbe scommesso un Euro. L'idolo degli anni '80, il vincente per eccellenza, l'uomo che ha creato un impero miliardario, è diventato il 45° Presidente degli Stati Uniti. Perché ci piace Trump? Partiamo con leggerezza: ha una famiglia da rotocalco, unita, ha una moglie ex modella, ha più torri di Saruman (quello del Signore degli Anelli), abita in una casa pacchianissima nella Trump Tower di New York, è stato ospite di spettacoli tv, film e sitcom, durante la cerimonia di insediamento ha avuto un gruppo di motociclisti che vegliavano sulla sicurezza (i bikers for Trump). Ma soprattutto ha tirato un bel calcio al Mondialismo, all'Alta Finanza, a Soros, ai Liberal, ai Radical Chic di tutto il mondo. Con due firme ha smontato anni di scempio obamiano: la firma per cancellare il Trattato Trans Pacifico per tutelare i lavoratori americani (cosa che ogni governante dovrebbe fare con i propri connazionali) al motto di “Compra americano, assumi americano” e la firma per cancellare le sovvenzioni federali alle cliniche abortiste (che cavalcano la globalizzazione esportando il business in ogni parte del globo). Così come abbiamo esultato alle sue dichiarazioni in tema di politica estera: collaborazione con Putin e gli Usa non devono più essere i poliziotti del mondo; perché ogni nazione si deve gestire per conto proprio, senza dover mettere il naso in casa altrui. Certo, alcune riserve e delle perplessità sulla questione Israelo-Palestinese ci sono. Insomma, nessuno è perfetto. La vittoria dell'uomo sul denaro, del lavoratore e del disoccupato sul Capitale e sulla Speculazione. Finalmente un'America che pensa di più a sé stessa senza andare a insegnare agli altri come si vive (magari sganciando qualche bomba qua e là per accaparrarsi gas e petrolio). Una vittoria sia politica che estetica. Politica perché per il mondo intero si chiudono 8 anni di retrocessione ai tempi della Guerra Fredda (sebbene bisognerà vedere le mosse delle serpi in seno al GOP che siedono al Congresso e al Senato). 8 anni di distruzione e di politiche obamiane/clintoniane che ci hanno regalato: una guerra nel cuore dell'Europa, guerre in Nord Africa con annessi sbarchi a iosa sulle nostre coste, guerre in Medio Oriente, la creazione dell'Isis e il rischio di un conflitto nucleare con la Russia. Il tutto realizzato da quel fenomeno di Obama, idolatrato da Liberal e Progressisti per non si sa bene quali meriti, che avrebbe voluto donare al mondo la piaga della “Dea della Guerra” e braccio armato del Mondialismo, Hillary; formatasi politicamente con lo scopo di proseguire i disastri precedenti (e quintuplicarli). Con la vittoria di Trump sono cadute le maschere degli speculatori del mondo che, presi in contropiede, hanno deciso di organizzarsi e finanziare orde isteriche di manifestanti che si stracciano le vesti per il povero uomo americano, salvo poi riempire i cestini di bicchieri da caffè da 20 Dollari dopo le manifestazioni. Una sinistra che patteggia per il Sistema Finanziario, mentre l'operaio vota il Miliardario. La volontà del Popolo, contro il Popolo delle Élite. Una vittoria estetica perché, diciamocelo, i Trump sono più belli dei Kennedy, più affascinanti di Dynasty. Tutti sotto sotto vorremmo essere come loro. In una parola: elegantemente perfetti. Una famiglia unita, che rassicura, sorridente; li si guarda e ci si innamora. Finalmente siamo passati dai commenti salottieri e snob della femminista liberal e vegana di New York sull'orto biologico di Michelle, agli apprezzamenti della casalinga dell'Ohio per l'abito e l'acconciatura di Melania. Davide Corsini
in: Italia/Mondo
01 Dicembre 2017