Kim e Donald, dalle tensioni all’idillio

Le tensioni al limite dello scoppio di una guerra di portata mondiale? Ormai sono solo vecchi ricordi.

Le schermaglie? Storia passata.

I media ci hanno raccontato per mesi e mesi che il mondo stava per essere distrutto da una guerra nucleare USA-Corea del Nord.

Opinionisti e giornalisti facevano gara per vedere chi di loro avrebbe vinto la scommessa su chi per primo, tra il leader Nordcoreano e il Presidente degli Stati Uniti, avrebbe schiacciato il bottone della detonazione atomica (che a detta di Donald il suo era più grosso di quello di Kim).

E invece eccoci qui, sul finire di un 2018, ancora vivi e vegeti ad ascoltare dichiarazioni che vanno oltre il semplice attestato di stima; infatti qualche giorno fa durante un comizio in West Virginia, il Presidente USA ha descritto rapporti idilliaci col Leader della Corea del Nord: “Mi ha scritto lettere bellissime. Ci siamo innamorati”.

Ovviamente è decisamente improbabile che si siano letteralmente “innamorati”, piuttosto è da leggere come un colorito modo per far comprendere che i rapporti tra i due paesi siano molto più distesi che nei mesi scorsi.

Si può dire che è il frutto delle abilità strategiche e diplomatiche di due Capi di Stato tanto diversi quanto simili.

Kim Jong-Un infatti non è uno sprovveduto; la strategia è stata semplice: farsi sentire e imporsi come soggetto in posizione di forza, sventolando di fronte al mondo intero la minaccia nucleare che non avrebbe fatto bene a nessuno.

Trump dal canto suo ha utilizzato il bastone e la carota; una diplomazia muscolare dal punto di vista comunicativo e una “sottodiplomazia” giocata sui rapporti tra le due Coree, la Russia e la Cina.

Nessuno avrebbe avuto interesse a far scoppiare una guerra. Né gli USA che si sarebbero imbarcati in una guerra dagli esiti incerti, né la Cina che avrebbe visto arrivare un’ondata di profughi al confine, né la Russia che probabilmente si sarebbe dovuta sobbarcare la crisi e tanto meno la Corea del Nord che in caso di conflitto avrebbe subito una catastrofe umanitaria.

Semplicemente è stata tutta una guerriglia tattico-comunicativa.

In questo modo la Corea del Nord si è fatta sentire, il suo leader Kim si è proposto come Capo di Stato illuminato e aperto con i cugini del Sud (vedasi le Olimpiadi invernali) e con il mondo interno portando avanti la promessa del progressivo smantellamento dei siti nucleari; Trump invece come leader forte e autorevole e nessuno si è fatto male.

In politica e in comunicazione si devono analizzare i fatti; tanti tasselli che costruiscono un quadro sicuramente più chiaro e attendibile di quello dipinto dallo share e dai titoloni urlati. E i due “pazzi guerrafondai” diventano così due scaltre volpi della Diplomazia.

E poi, diciamocela tutta, Donald e Kim un pochino ci trasmettono simpatia e il mondo sarebbe un posto un po’ più triste senza di loro.

 

Davide Corsini

in: Italia/Mondo
01 ottobre 2018