Perché i Meme sono una grande invenzione per il mondo Identitario e Conservatore

Partiamo dalle basi; per coloro che sono a digiuno di questi nuovi termini, basti sapere che le varie vignette satiriche su fatti, soprattutto politici, sono chiamati Meme.

Attenzione: non si parla di quei post sullo stile “Vergogna, se sei d’accordo condividi”.

I Meme non sono altro che la semplificazione di alcuni concetti inseriti all’interno di una vignetta, solitamente ironica, ridicola o satirica, che si diffonde in rete a macchia d’olio e diventa virale.

Chi naviga sui social li avrà sicuramente incontrati e condivisi almeno una volta.

Sono un fenomeno sfruttato alla grande dalla galassia di destra e identitaria che ha visto il suo apice durante la campagna per le Presidenziali americane del 2016.

Durante quel periodo, se ricordate bene, tutti i media tendevano a eclissare e ridicolizzare Trump, i suoi sostenitori e le notizie a suo favore, riducendo di fatto la loro presenza all’interno dei sistema mediatico.

Rispetto però a dieci o vent’anni anni fa, quando per farsi notare bisognava andare in piazza, grazie alla nascita dei social si è sviluppato un nuovo modo per far conoscere la propria realtà e l’uomo qualunque può diffondere il proprio pensiero dal salotto di casa.

Nuove metodologie e nuovi linguaggi per un nuovo mezzo.

I social, Facebook soprattutto, si sono prestati benissimo a questa nuova forma di comunicazione politica; con una differenza però: non post lunghi, carichi di ragionamenti articolati e noiosi ma vignette facilmente comprensibili da chiunque, nelle quali inserire un’immagine e una battuta per poi condividerle e farle diventare virali.

Ridi, condividi, pensi “È vero!” e così hai fatto passare un concetto e un’opinione. D’altronde rimane più impressa una battuta rispetto a un post lungo e articolato; una sorta di controaltare ai post degli intellettuali Radical Chic che impiegano righe su righe per dire sempre le stesse cose.

Con la campagna delle presidenziali americane è avvenuto proprio questo. Migliaia e migliaia di Meme creati da semplici persone comuni che non avevano voce e sono andati a inondare la rete, a creare un’opinione e una comunità social (basti pensare allo Stato immaginario del Kekistan con una propria bandiera e una propria mascotte: la rana Pepe, divenuta negli Usa il simbolo dell’Alt-Right, la destra identitaria americana) parallelamente ai media mainstream, che ormai non godono di molta popolarità tra il pubblico, ritenuti troppo schierati e manipolatori dell’informazione a differenza della rete.

E così il mondo di destra si è riversato sui social per far passare i propri contenuti, commentati, condivisi, apprezzati, “smilerati”.

Però non è solo una caratteristica americana. Si tratta anche di una caratteristica europea e soprattutto italiana; basti pensare alle centinaia di pagine Facebook palesemente satiriche su ad esempio le vicende politiche del nostro Paese volte a ridicolizzare il pensiero della sinistra e che si rifanno proprio a quella cultura dei Meme presenti da anni sui social ma che hanno visto la loro esplosione due anni fa con le presidenziali Usa; complice anche il candidato Repubblicano che di per sé si presta bene alla creazione di queste vignette.

Insomma, una realtà satirica social ormai globale per far fronte ad una sfida comunicativa globale, dove i media sempre più indirizzati verso il Mondialismo più spinto e imbarazzante, cercano di silenziare le voci fuori dal coro.

Possiamo dirlo: i Meme non hanno confini! Viva Pepe!

 

Davide Corsini

in: Italia/Mondo
20 giugno 2018