Qualche chiarimento sulla questione migranti

Tra i deliri pietisti dei boriosi radical chic e i tanto attesi sussulti di sovranità che sta offrendo il nostro esecutivo, ci sembra doveroso riportare le parole della portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud in materia di sbarchi dei migranti “In base al diritto internazionale la decisione sullo sbarco è lasciata al Paese che coordina l’operazione di ricerca e soccorso, non specifica se debba essere il Paese stesso o quale Paese debba essere“.

Probabilmente la Sig.ra Bertaud non ha approfondito la – seppur incompleta e frammentaria normativa in materia. 

Infatti se da un lato tutti i trattati internazionali (come la Convenzione del 1989 sul soccorso in mare o la Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974, detta Convenzione Solas, o la Convenzione on Marittime Search and Rescue – Sar del 1979),in cui si parla di soccorso in mare,  hanno previsto l’obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare  senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico, e l’obbligo della prima assistenza (oltre al dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”) è altresì previsto che “ogni operazione e procedura come l’identificazione e la definizione dello status delle persone soccorse, che vada oltre la fornitura di assistenza alle persone in pericolo, non dovrebbe essere consentita laddove ostacoli la fornitura di tale assistenza o ritardi oltremisura lo sbarco”. 

Pertanto, i porti italiani già straripanti di migranti ( o naufraghi, a dir si voglia) dovrebbero essere di per sé manlevati da ogni onere ad accogliere ulteriori sbarchi, proprio in virtù delle conseguenti e inevitabili difficoltà nelle operazioni di assistenza. 

Infatti i due requisiti per accogliere uno sbarco sono sia l’adeguatezza del porto nell’avviare le pratiche per l’accoglienza, sia la contiguità del porto con il naufragio avvenuto, entrambi requisiti carenti nei porti italiani. In sintesi il diritto internazionali legittima l’atteggiamento sovranista di imporre che lo sbarco avvenga in qualsiasi altro porto del Mediterraneo (come ad esempio Malta) se non addirittura nel paese di partenza.

 

Luca Folegani

in: Italia/MondoSenza categoria
24 giugno 2018