L’affair Inglese

Alla fine lo strappo c’è stato; anzi due.

David Davis, Ministro per la Brexit e Boris Johnson, Ministro degli Esteri hanno presentato le loro dimissioni alla Premier Theresa May.

Il motivo è molto semplice: la linea fin troppo morbida del Primo Ministro al tavolo dei trattati per il via libera della Brexit e l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Motivo delle dimissioni è stata la scelta della May di mantenere un regolamento comune per consentire il libero scambio di merci.

Questo avrebbe portato, secondo i due falchi del Governo, ad una penalizzazione del commercio inglese, lasciando nelle mani dell’UE gran parte delle decisioni. Una scelta che sarebbe andata contro la decisione popolare che si è manifestata con il referendum del 23 giugno del 2016.

Un terremoto che ha scosso Downing Street ma a cui la May era già preparata, infatti tempo zero ha trovato i sostituti di Davis e Johnson.

Anche se a dire la verità è come cercare di svuotare il mare con un secchiello.

Infatti non si può dire che il governo di Theresa May goda di ottima salute; prima la risicatissima vittoria alle elezioni anticipate che sarebbero dovute essere un plebiscito per i Tories, poi una serie di marette interne all’Esecutivo, scaturite con l’addio di due pesi da novanta.

Il tutto con i Labour che iniziano a vedere una vittoria alle prossime elezioni e un UKIP che sta riprendendo vigore.

A beneficiare di questa situazione infatti non sono solo i progressisti di Corbyn, ma soprattutto il partito euroscettico dell’UKIP, sparito per un po’ dalle scene dopo il successo della Brexit e le dimissioni del leader Nigel Farage, registra ad oggi un incremento degli iscritti, segno che agli inglesi non va giù questa linea soft sui trattati per l’uscita dall’UE.

Ora ci si potrebbe trovare di fronte ad uno scenario che se si dovesse verificare sarebbe molto interessante.

Se l’addio di Boris Johnson al governo May si traducesse in un ritorno sulle scene per competere la leadership dei Tories all’attuale Premier, nel caso in cui la spuntasse e fosse il candidato dei Conservatori alle prossime elezioni, in caso di vittoria potrebbe scegliere come propri alleati gli euroscettici dell’UKIP; partito che intanto potrebbe ritrovare vigore anche grazie ad un rientro sulle scene di Nigel Farage, magari usando come collante quell’amicizia che lega il Presidente Usa Donald Trump all’ex leader dell’UKIP. Trump che tra l’altro espresse apprezzamenti per l’ex ministro Johnson.

Questa è solo un’ipotesi; di certo sotto gli occhi di tutti ci sono un governo inglese sottodimensionato a causa dell’uscita di due pezzi pesanti, una linea di negoziati poco apprezzata dai Britannici e un partito euroscettico che sta mietendo consensi e che potrebbe riserbare nuove sorprese.

 

Davide Corsini

in: Italia/Mondo
13 luglio 2018